IL PROGETTO

Chi l’ha detto che la storia è noiosa? Dipende da come la racconti, e noi di Storia&Narrazione lo facciamo meglio.

Era il 2007 quando abbiamo cominciato a pensare che per raccontare la Storia con la ‘S’ maiuscola, quella dei manuali, per intenderci, fossero necessarie altre cose, oltre alle date, ai fatti, ai nomi dei grandi personaggi: ad esempio le storie, quelle con la ‘s’ minuscola, le storie degli uomini e delle donne che la storia l’hanno solo vista passare, che a volte ne sono stati sfiorati, o colpiti, o anche sconfitti, più spesso ignorati. E anche fonti diverse, oltre ai documenti degli archivi e delle biblioteche: musica, immagini, storie private, diari, memorie, romanzi, poesie. E infine qualcosa che nessuno si aspetterebbe di trovare, ascoltando raccontare la Storia: le emozioni.

E così è nata Storia&Narrazione”, qualcosa a metà tra la performance teatrale e la vera e propria lezione, capace di uscire dalle aule e dai convegni accademici per farsi esperienza di apprendimento e godimento, qualcosa di così innovativo che c’è voluto qualche tempo e un nome nuovo per definirlo: historytelling. Al centro della scena, dentro la cruda materia dei fatti e di ciò che è accaduto, si sente ogni volta pulsare la vita, come era, come è cambiata; i sentimenti di chi c’era, di chi ha lasciato una traccia e di chi è stato testimone.

In questi anni, ad ogni stagione, il pubblico è cresciuto, e l'entusiasmo anche. Il che significa - prima di tutto - una cosa: la Storia non è per nulla noiosa, se sai come raccontarla. 

SPETTACOLI ON LINE

 

Gli Internati Militari Italiani:

i soldati che dissero no al nazifascismo

 

ONLINE @Teatro Carcano

 

 

 

 

 

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, più di 600.000 soldati italiani vengono fatti prigionieri dagli ex-alleati tedeschi e deportati nei territori del Terzo Reich. Verranno ripetutamente blanditi con l’offerta di tornare in Italia e combattere per la neonata Repubblica Sociale di Mussolini. Ma la quasi totalità di quei nostri compatrioti rifiuterà sempre, preferendo il lager e il lavoro forzato.

Perché? Quanto costò loro una tale, ostinata, scelta?

Come mai si parla così poco di questa epopea?

Oltre mezzo milione di IMI – “Internati Militari Italiani”, come verranno chiamati, per non equipararli neppure ai ‘normali’ prigionieri di guerra – disse con caparbietà ‘no’ (quali che ne furono le molte e diverse ragioni) alle dittature più esecrabili di quel tempo. 

Conoscere meglio questa storia avrebbe potuto dare un senso diverso al nostro antifascismo e alla nostra esperienza democratica e repubblicana. Ma non è mai troppo tardi.